15 Mar
  • By Anna Minola
  • Cause in

LAVORARE NELLE RESIDENZIALITA’ AI TEMPI DEL CORONAVIRUS

Sono le 5.00 le 6.00 del mattino è ora di svegliarsi, bacio i miei figli, mio marito, i miei genitori, qualcuno dorme qualcuno mi prepara la colazione ed esco per andare al lavoro. Guido nel silenzio della città, poche macchine, ma incrocio diverse ambulanze. Sono arrivata al lavoro. Io non posso restare a casa, non voglio restare a casa perché sono un’educatrice, sono un asa e sono un’infermiera. I miei pensieri le mie preoccupazioni le riprendo dopo ora sono in RSD i ragazzi mi vengono incontro, mi salutano qualcuno mi si avvicina ma io lo devo allontanare.

 Non posso abbracciarti oggi. Quando ti sveglio o ti do la terapia indosso la mascherina e tu mi guardi storto. No non mi è cresciuta la barba… anzi si caro Emilio ho la barba.

È arrivata la febbre, ragazzo disabile, dobbiamo isolarti ma tu sorridi anche se sei solo, anche se stai male anche se non sai perché ogni tanto entra qualcuno coperto dalla testa ai piedi, eppure carnevale è passato…

Devo rispettare e fare rispettare delle regole senza spiegarle. Piccoli gruppi divisi per i piani. Appena c’è un raggio di sole ci buttiamo fuori a prendere un po’ d’aria. Intanto il tempo passa il turno è quasi finito. Sul telefono ho qualche chiamata… staranno tutti bene i miei cari?

Ciao ragazzi ci vediamo domani. Salgo in macchina, anche oggi mi sono esposta ad un rischio che per me e per i miei cari potrebbe risultare fatale ma tanto sui balconi c’è scritto che tutto andrà bene.

Io non posso restare a casa,

#IORESTOCONLORO