La testimonianza di Liliana Rota
Settembre 25, 2016 admin

“I bambini di oggi sono gli adulti di domani, aiutiamoli a crescere liberi da stereotipi, aiutiamoli a sviluppare tutti i sensi, aiutiamoli a diventare più sensibili. Un bambino creativo è un bambino più felice. ” (B. Munari)

Ed è forse in un contesto creato sulle parole di Munari che si apre la possibilità dell’inclusione, una delle sfide più difficili da dover affrontare oggi. Per farlo non si può andare nella direzione di annullare ogni distinzione ma è necessario includere le caratteristiche specifiche che ognuno ha. Questa sfida non può che coinvolgere la scuola e quindi anche tutte le figure come le assistenti educatrici che fanno da ponte tra le diagnosi e le prospettive future dei minori.

Quando ho accettato di prendere in carico N. tre anni fa, sapevo che la sua inclusione a scuola – e più in generale nel mondo – non sarebbe stata facile, soprattutto per uno come lui a cui era stato diagnosticato un disturbo dello spettro autistico.
I primi approcci erano complessi e i risultati erano spesso caratterizzati da scompensi, crisi, rifiuti a partecipare, con alla base una grande difficoltà di comunicazione, nostra (delle insegnanti e dei compagni) e sua. E’ diventato quindi necessario non tentare di avvicinare N. al nostro mondo, ma adattare il mondo in modo che N. potesse comprenderlo un po’ meglio. Da quel momento, collaborando con la scuola, con la famiglia e con la neuropsichiatria, abbiamo tappezzato ogni cosa con i simboli della comunicazione aumentativa. Ogni consegna data dall’insegnante veniva tradotta in simboli, ogni storia veniva semplificata, ogni momento della giornata veniva anticipato con immagini.

Oggi N. accetta di svolgere la maggior parte dei lavori proposti, ride e si diverte con i compagni e le crisi sono più contenute. I risultati sono stati in gran parte ottenuti grazie alla collaborazione delle parti che non hanno mai perso di vista l’obiettivo principale: l’inclusione.
La scuola stessa ne è uscita vincitrice, dimostrando come i simboli della comunicazione aumentativa adottati come routine della giornata per tutta la sezione – e non solo per N.-, piuttosto che la divisione della sezione in angoli di gioco ben definiti abbiano un effetto positivo per tutti.
Dal mio punto di vista, il mio ruolo da assistente educatrice è principalmente quello di incentivare l’autonomia nel minore. Le strategie vertono attorno alla creazione di un ambiente confortevole in cui N. possa sapersi gestire in modo sempre più autonomo, riducendo gradualmente, col passare del tempo, il mio intervento. La scuola si dimostra, in qualità di ambiente protetto, la giusta “palesta” di vita per i bambini, che li allena a vivere in tutti gli altri contesti che incontreranno crescendo.